Aiutiamo la Paraplegia
Club Clay Regazzoni Onlus

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Data: giovedì 16 febbraio 2017
Testata: Il Cittadino

SODALIZIO. FONDATO NEL 1994 MANTIENE VIVO IL RICORDO DEL GRANDE PILOTA TICINESE SCOMPARSO DIECI ANNI FA

Il Club Regazzoni rilancia la sfida

Il promotore Giacomo Tansini rinnova l’impegno per la lotta alla paraplegia: in 24 anni raccolti 800mila euro

LUIGI ALBERTINI

Poco più di dieci anni or sono, per l’esattezza il 15dicembre2006, Clay Regazzoni,un mito dell’automobilismo agonistico, moriva in un incidente stradale. L’evento lasciò traccia anche per tutto quello che il noto pilota rappresentava nella lotta contro la paraplegia. La sua condizione di paraplegico, sopportata da alcuni anni inseguito ad un guaio patito nel corso di un “grand prix” di Formula Uno, lo aveva indotto ad intraprendere una coraggiosa campagna a tutela delle persone costrette a vivere sulla carrozzella. Regazzoni trovò in Giacomo Tansini e nel manipolo di appassionati lodigiani del grande motorismo il supporto necessario per dare vita al famoso Club Clay Regazzoni contro la Paraplegia. Dieci anni sono trascorsi da quel triste evento e la percezione che Tansini, paullese verace e cittadino del mondo nella battaglia per le cause sociali ed umanitarie,manifesta a tutti coloro che gli chiedono informazioni è che quell’impegno stia languendo nell’anonimato.

Allora, Tansini, val proprio la pena di dire che bisogna sgomitare per non dimenticare...

«Condivido in pieno la sua battuta. Il 15 dicembre 2006 è una data che mi è impossibile dimenticare. Come non riuscirò mai a cancellare dalla mia memoria il 2 luglio 1994, data di nascita del Club Clay Regazzoni: quel giorno io ed il grande Clay ufficializzavamo la fondazione del sodalizio che porta il suo nome, dopo che da un bel po’ di tempo c’era tra noi assidua frequentazione per mettere a punto una strategia, peraltro tra opinioni, passioni ed anche divergenze. Personalmente venivo dalla esperienza con un ente molto affermato, vale a dire il Ferrari Club Maranello che frequentavo assiduamente, quasi ad ogni fine settimana, da collaudato pendolare. Quel Ferrari Club era il massimo negli anni Ottanta per chi amava la Formula Uno: contava più di duemila sostenitori ».

E Regazzoni vi prendeva parte?

«Infatti era lì, proprio a Maranello, che spesso mi incontravo con Clay. La notizia della sua morte mi arrivò diritta allo stomaco come un poderoso montante alla Rocky Marciano, un colpo fortissimo: io fui il primo a venirlo a sapere da una giornalista che viaggiava con vettura a parte dietro della sua e quindi aveva assistito in presa diretta all’incidente mortale. Mi disse che lo aveva riconosciuto anche per via dell’adesivo del Club Clay Regazzoni che portava stampato sulla giacca. Per più di mezz’ora non riuscii ad aprire bocca. Ma, come direbbe Vasco Rossi, siamo ancora qui a combattere la sua battaglia».

Dieci anni sono trascorsi da quel terribile giorno…

«La prima battuta che mi viene in mente è questa:mai e poi mai, io e don Gigi Avanti, che ha condiviso la nostra avventura, abbiamo pensato di abbandonare la missione a sostegno della ricerca sulla paraplegia, vale a dire la frattura della colonna vertebrale. Eravamo e siamo consapevoli che, venendo a mancare colui che, oltre ad averci dato fiducia, aveva messo in campo il proprio prestigio, ci imponeva il sacrosanto dovere di andare avanti con immutato vigore. Noi gli eravamo amici per la comune causa solidale, dovevamo noi continuare a gestire la sua immensa immagine. Confesso che a volte il percorso si presentava per noi piuttosto duro: lui aveva carattere forte e grandi capacità decisionali, quindi la sua assenza si faceva sentire: la nostra “Via Crucis” è sicuramente servita a rinsaldare le nostre convinzioni nel ricordo della sua grande passione».

Tansini, dopo quella tragedia cosa è successo in pratica?

«Nel gennaio del 2007 ci siamo trovati con la famiglia Regazzoni al completo qui a Cadilana: c’era la signora Maria Pia, consorte di Clay, la figlia Alessia ed il figlio Gianmaria, insieme al team manager Giancarlo Minardi, nostro fervente sostenitore che da quel giorno entrò a far parte del consiglio direttivo del “Regazzoni”, poi il consigliere Luigi Cancelliere, economo, oltre che tra i soci fondatori del club nel 1994, l’attuale vicepresidente Luciano Codazzi ed ovviamente don Gigi Avanti. Proprio in occasione di quello storico incontro abbiamo avuto il piacere di ricevere il loro benestare nel contribuire a continuare l’attività del sodalizio. Ancora oggi la famiglia Regazzoni ci aiuta in tutto, grazie anche alla trasparenza del nostro lavoro associativo ed alla fiducia che siamo riusciti a trasmettere a tutti i componenti. Nella medesima riunione si decise che il sottoscritto GiacomoTansini assumesse la carica di presidente onorario, impegno che era stato svolto da Clay Regazzoni, e che il nuovo presidente effettivo fosse don Gigi Avanti, parroco di Cadilana»

Quindi il rapporto fiduciario con la famiglia Regazzoni non è mai venuto meno...

«Assolutamente mai. Le dirò di più: recentemente la famiglia Regazzoni ci ha promesso che provvederà a restaurare la nostra sede sociale qui a Cadilana, dove abbiamo anche un bel museo. Nei tre anni successivi alla scomparsa di Clay, siamo riusciti a tenere bene nella raccolta dei fondi per combattere la paraplegia,ma purtroppo è seguita una parabola discendente e ben presto ci siamo accorti che alcuni sostenitori tesserati si andavano defilando: noi contavamo circa 1.250 aderenti, con raccolte che si aggiravano sui 18.500 euro. Ora i sostenitori tesserati sono all’incirca 400, alcune aziende che ci sostenevano con dei materiali si sono pian piano eclissate. Ci è parso di capire che con Clay in vita quelle aziende non potevano dire di no nella lotta alla paraplegia, una volta scomparso lui l’interesse per la causa dei paraplegici è andato scemando. Per altro alcune importanti aziende ci sono rimaste vicine come la Ferrari di Maranello, la Maserati, Domo Designer, Fondmetal, Cuoio Schedoni Modena, Gruppo Media ed altri .

Però lei, Tansini, ci diceva che ad un certo punto avete dovuto saltare il famoso annuale GrandPrix della Solidarietà nel corso del quale distribuite agli istituti di ricerca sulla paraplegia ciò che avevate raccolto durante l’anno...

«Vero, è successo nel 2010: è successo perché avevamo raccolto pochissimo, circa 14mila euro, buona parte dei quali donati dalla famiglia Regazzoni. Noi eravamo abituati a distribuire dai 40 ai 50 mila euro all’anno suddivisi all’Unità Spinale dell’Ospedale di Niguarda,Centro Riabilitativo di Curno e Centro di Montecatone. Si era preferito, in accordo con la famiglia Regazzoni, rimandare all’anno seguente,vale a dire al 2011, la ripartizione dei contributi. Confesso che questa decisione non è piaciuta a noi, né tanto meno alla stessa famiglia Regazzoni, la quale,per la verità, si è impegnata ad aiutarci ulteriormente promuovendo in Svizzera ulteriori raccolte di fondi. Glielo dico col cuore: per noi è importante, benché tra mille difficoltà, continuare per non dimenticare gli sforzi che ha fatto il grande Clay da vivo».

Ora come siete messi?

«Da qualche anno ci siamo posizionati su una raccolta annua che oscilla fra i 30 e i 40 mila euro ed ogni fine novembre promuoviamo il Grand Prix della Solidarietà con la partecipazione di appassionati del grande motorismo. Ad ogni edizione ci sono sempre fiordi campioni che, nel ricordo di Clay,presenziano e portano il loro contributo come “testimonial”. Se mi permette vorrei esternare la gratitudine del club nei confronti del duraturo impegno del presidente don Gigi Avanti, del vice Luciano Codazzi, di Alberto Maletti, Giorgio Identici, Francesca Codazzi, Giovanni Secchi, lo stesso Giancarlo Minardi, più altri due preziosi collaboratori, vale adire l’amico Giuseppe Belloni e il nostro trasportatore Franco Girardi. In questi 24 annidivitadel sodalizio,mi creda, tutti abbiamo sempre dato il massimo, anche perché da Clay Regazzoni abbiamo imparato un bellissimo principio: “È meglio arrossire prima e non diventare pallidi dopo”».

Certo che in tutti questi annidi fondi alla lotta contro la paraplegia ne avete stanziati parecchi... «

La nostra iniziativa sportiva con fini solidaristici ci ha concesso di raccogliere e donare quasi 800mila euro. Ora è iniziata la nostra ventiquattresima stagione e stiamo distribuendo le tessere 2017: chi vuole sostenere la ricerca versando la quota di 15 euro può farlo tramite il conto corrente IT 40Z087 9433 04000000515801, Banca di Credito Cooperativo di Corte Palasio, sito info@clubclayregazzoni.it».

Qualche anticipazione sulle attività promozionali del 2017?

«Volentieri. Il 22 aprile saremo per la prima volta al 1° Grand Prix Cà Granda all’Ospedale di Niguarda, con la collaborazione del locale reparto uro-paraplegico: ospiteremo vetture da strada Ferrari e Maserati, ma anche un bolide di Formula Uno. Poi avremo il 30 aprile la storica giornata di Cadilana, da non perdere assolutamente da parte di chi vuole provare un bel brivido su una vettura di grande nome (tra gli “autisti” ci sarà anche don Gigi Avanti),mentre a giugno saremo a Varese con il Ferrari Club Travedona. Altri appuntamenti stanno maturando per concludere all’ultimo sabato di novembre con il Grand Prix della Solidarietà. Eternamente nel nome del grande Clay Regazzoni ».

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