Aiutiamo la Paraplegia
Club Clay Regazzoni Onlus

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Data: martedý 27 novembre 2018
Testata: Il Cittadino

COMAZZO Al galÓ premi all’ex pilota Capelli e ricordi del campione

Dal Club Clay Regazzoni 35mila euro alla ricerca

di Emiliano Cuti

Sono stati Ivan Capelli e Luca Dal Monte a tagliare per primi il traguardo al Gran Premio della solidarietà e a ricevere gli ambiti riconoscimenti sabato sera a Comazzo. I campioni della Formula 1 si sono incontrati al galà organizzato dall’associazione “Aiutiamo la paraplegia – Club Clay Regazzoni”, che ha staccato un assegno da 35mila euro a favore della ricerca e conferito i premi del Casco d’oro alla memoria di Clay Regazzoni e della F1 d’oro (prima assegnazione nella storia del club). La serata, al ristorante Il Bocchi, è stata condotta da Giacomo Tansini e da don Luigi Avanti, le anime di quest’associazione che per la venticinquesima volta ha dato vita al gran premio della solidarietà, il dodicesimo alla memoria dell’asso svizzero. Naturalmente la famiglia Regazzoni era ben rappresentata. C’erano la figlia Alessia e il figlio Gian Maria con i propri congiunti. «Sono felice di essere qui e di essere qui con mio figlio Ascanio – ha detto Gian Maria Regazzoni -. La felice coincidenza vuole che sia nato proprio il 5 settembre, lo stesso giorno di mio padre». Inevitabili gli applausi per la famiglia Regazzoni e per Gian Carlo Minardi, fondatore del team omonimo, che non ha potuto essere presente ma che ha voluto lasciare un messaggio per ribadire la sua partecipazione “morale”. All’appello hanno risposto i campioni Ivan Capelli, pilota che ha saputo imporsi in Formula 1 e ora commentatore Tv, a cui è stato assegnato il Casco d’oro, e lo scrittore Luca Dal Monte che ha raccontato di Enzo Ferrari e di Regazzoni, «che ho conosciuto al salone di Ginevra, in carrozzina, il che mi ha molto segnato». Ma la serata è stata soprattutto una mano tesa alla ricerca: 35mila euro raccolti e suddivisi tra vari enti che “Aiutiamo la paraplegia – Club Clay Regazzoni” aiuta ogni anno: l’unità spinale unipolare dell’Ospedale Niguarda di Milano, il centro recupero di Montecatone (Imola) ed il Centro di riabilitazione di Mozzo (Bergamo). «La nostra associazione ha 600 tesserati, i fondi giungono in larga parte da loro e dalle iniziative che organizziamo – spiega don Avanti -: ogni euro viene donato alla ricerca. Le spese dell’associazione vengono sostenute da noi, paghiamo dalla benzina al telefono, mentre per la stampa di volantini e altro materiale dobbiamo ringraziare Mediaprint, gruppomedia. Certo la crisi in questi ultimi anni si è fatta sentire, ma noi riusciamo a proseguire e perseguire l’obiettivo che ci siamo posti: aiutare la ricerca».

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