{"id":1826,"date":"2006-02-01T19:22:21","date_gmt":"2006-02-01T18:22:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/?p=1826"},"modified":"2023-05-05T19:23:10","modified_gmt":"2023-05-05T17:23:10","slug":"clay-regazzoni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/2006\/02\/01\/clay-regazzoni-2\/","title":{"rendered":"Clay Regazzoni"},"content":{"rendered":"<p>Testata:&nbsp;<strong> L&#8217;Orologio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Diverse visioni del tempo<\/strong><\/p>\n<p>La vita riserva momenti belli ed altri brutti, spesso difficili da superare. Ma ogni attimo va vissuto nel migliore dei modi perch\u00e9 cos\u00ec possiamo vincere ogni sfida che la vita stessa ci propone&#8221;. &#8220;Rispettato e temuto dagli avversari, il suo temperamento di gara era tra i pi\u00f9 audaci.&#8221;. Cos\u00ec Enzo Ferrari ha descritto Clay Regazzoni, grande campione di Formula Uno, nel suo libro &#8220;Piloti, che gente&#8221;. Svizzero di nascita, Regazzoni \u00e8 molto amato nel nostro Paese visto che i suoi successi pi\u00f9 importanti li ha ottenuti con l&#8217;italiana Ferrari, dopo aver esordito in Formula Uno, nel 1970, al Gran Premio d&#8217;Italia a Monza, al volante della Rossa di Maranello, ottenendo una grandissima vittoria. Passato in seguito alla Williams e alla Ensign, nel 1980 un grave incidente sul circuito di Long Beach ha messo fine alla sua carriera in Formula Uno. Da allora per\u00f2, nonostante la sedia a rotelle, non ha mai abbandonato il mondo dell&#8217;automobilismo, continuando a gareggiare e battendosi a favore dei paraplegici. \u00c8 anche autore di due libri, &#8220;\u00c8 questione di cuore&#8221; (vincitore del Premio letterario del Coni e del Premio Bancarella) e &#8220;E la corsa continua&#8221;. di Simonetta Suzzi Che significato d\u00e0 al tempo un grande campione di Formula Uno come lei? Il tempo \u00e8 prezioso. Per me non \u00e8 mai sufficiente, passa troppo velocemente. Quando avevo vent&#8217;anni c&#8217;era pi\u00f9 tempo per fare mille cose, invece adesso non riesco a fare tutto a causa dei tanti impegni: faccio il pilota per diletto &#8211; non \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 &#8211; ma sono preso da innumerevoli sollecitazioni e ci metto pi\u00f9 tempo a fare le cose rispetto a prima. Penso che il tempo che &#8220;sprechiamo&#8221; di notte andrebbe recuperato. Chi \u00e8 capace di dormire un&#8217;ora soltanto in pratica \u00e8 come se vivesse due volte. Nelle gare anche un centesimo di secondo ha un&#8217;importanza fondamentale. Una corsa \u00e8 una continua lotta contro il tempo? Pi\u00f9 che contro il tempo, \u00e8 una lotta continua contro gli avversari. \u00c8 la loro pressione che d\u00e0 il tempo e il ritmo alla gara. Il tempo \u00e8 gi\u00e0 stabilito: bisogna partire e arrivare il prima possibile. Questo accade nello sport, invece nella vita noi lottiamo pi\u00f9 che con il tempo in s\u00e9, contro la burocrazia dei Paesi poco civili &#8211; e l&#8217;Italia \u00e8 uno di questi &#8211; dove si perde un&#8217;infinit\u00e0 di tempo a causa delle farragini burocratiche che creano tantissime difficolt\u00e0 per superare ostacoli e barriere. Quarant&#8217;anni fa si viveva meglio; io poi sono Svizzero e l\u00ec le regole sono molto pi\u00f9 semplici. Il resto sono solo complicazioni. Nella mia condizione di &#8220;disabile&#8221;, inoltre, questa situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 accentuata. Quali sono le sensazioni che si provano a bordo di un bolide in corsa? Sensazioni particolarmente forti si provano soprattutto all&#8217;inizio della carriera, quando si sale su una monoposto da competizione, su una macchina che pu\u00f2 viaggiare a 400 chilometri all&#8217;ora. Poi negli anni diventa un mestiere e quindi anche le emozioni diminuiscono. Oggi poi le vetture moderne sono talmente piene di tecnologia che non si avvertono pi\u00f9 queste sensazioni: i piloti ad esempio non sanno quando vanno forte o quando vanno piano, perch\u00e9 la tecnologia annulla tutte le percezioni. Penso che solo ai &#8220;massimi livelli, come ad esempio per chi va nello spazio, si possano provare emozioni molto forti. Io, guidando le macchine moderne, di emozioni non ne provo pi\u00f9. Quando invece salto sulla mia Ferrari del 1968 le avverto ancora, perch\u00e9 per ogni cosa devo far lavorare il mio cervello. I piloti attuali non hanno sensazioni da raccontare; negli anni &#8217;70, invece, quando ho iniziato, l&#8217;emozione era grande perch\u00e9 c&#8217;erano tante cose da fare sulla macchina: innanzitutto la sicurezza; qualsiasi cosa succedesse, un incidente o una rottura, era molto pericoloso, quindi c&#8217;era pi\u00f9 rispetto del circuito e del tracciato, si esaltavano le differenze e i valori erano pi\u00f9 elevati. Oggi dire chi \u00e8 il numero uno e chi \u00e8 l&#8217;ultimo \u00e8 molto difficile, perch\u00e9 la tecnologia ha appiattito tutto e solo chi ha il mezzo migliore vince e emerge. L&#8217;importanza del fattore umano, se ai tempi di Nuvolari era l&#8217;80%, oggi \u00e8 meno del 20. Nel 1970, anno del suo esordio in Formula Uno al volante della Ferrari, ha ottenuto una clamorosa vittoria nel Gran Premio d&#8217;Italia a Monza. Cosa ricorda di quel momento? \u00c8 stata un&#8217;emozione particolare e importante. Io sono nato a Lugano, che si trova a settanta chilometri da Monza, quindi ero praticamente a casa mia. La Ferrari era da dieci anni che non vinceva a Monza e io ero al quarto\/quinto Gran Premio: ero un debuttante, malgrado avessi gi\u00e0 trent&#8217;anni. \u00c8 stata una vittoria stupenda con l&#8217;invasione della pista, l&#8217;abbraccio della gente&#8230; Sono cose indimenticabili e purtroppo, come dicevo prima, oggi i piloti non le provano pi\u00f9, perch\u00e9 ormai non sono pi\u00f9 a contatto diretto con il pubblico. Fanno persino fatica ad andare sul podio a ritirare i trofei, tanto che hanno dovuto imporre delle regole perch\u00e9 appena finivano scappavano a casa. Sono cose stupende che ti creano sensazioni magnifiche. Adesso poi nello sport c&#8217;\u00e8 troppa pressione mediatica e molti lo seguono un po&#8217; per questo motivo pi\u00f9 che per vera passione e conoscenza. Quindi \u00e8 molto cambiato nel tempo il mondo della Formula Uno? Tantissimo. Io mi ricordo quando ero ragazzino, quando andavo a Monza a vedere il Gran Premio o le altre gare, si poteva circolare in mezzo ai meccanici, si vedevano lavorare i piloti e si era pi\u00f9 a contatto con le vetture. Nel mio album fotografico di quegli anni ho una foto seduto sulla ruota di una Ferrari, nel 1961, con un giovane ingegnere della Casa e con l&#8217;allora campione del mondo alle mie spalle. Sono cose improponibili oggi. Purtroppo questo allontana un po&#8217; la gente. \u00c8 diventato sport troppo mediatico e poi trasmesso male, perch\u00e9 per comunicare certe cose ci vogliono persone di esperienza e di fede sportiva: se un cronista non ha la patente, non sa come si guida una macchina o non ha mai visto una corsa da vicino, non pu\u00f2 trasmettere le emozioni al pubblico. Mi dispiace che parlo solo in negativo, perch\u00e9 io sono una persona positiva nella vita, ma questo \u00e8 quello che propone oggi il mondo. Mi capita spesso di parlare con i giovani e li trovo confusi e indottrinati da quello che vedono in televisione e da quello che leggono sui giornali, che all&#8217;80% non rispettano la verit\u00e0. Lei \u00e8 sicuramente un esempio positivo: ha saputo affrontare il suo incidente e ha messo la sua esperienza al servizio dei disabili, fondando ad esempio il Club &#8220;Clay Regazzoni Onlus&#8221; &#8211; Aiutiamo la Paraplegia. Come \u00e8 nata l&#8217;idea? Il Club \u00e8 nato perch\u00e9 volevo promuovere delle iniziative benefiche. Faccio parte di due grosse associazioni mondiali per la ricerca, il mese scorso ho partecipato a Telethon. Per\u00f2 non riesco a capire tutti questi soldi che vengono raccolti in realt\u00e0 dove vadano a finire, perch\u00e9 effettivamente non ci viene mai spiegato l&#8217;utilizzo preciso che ne fanno. Ho visto delle cose vergognose (ma poi gli scandali che ci sono li conosciamo tutti\u00e2\u20ac?). Perci\u00f2 ho pensato di fondare questa associazione. Non abbiamo dei grossi capitali e non riusciamo a raccogliere miliardi, ma i fondi che otteniamo li devolviamo tutti alla ricerca. Questa associazione \u00e8 nata pi\u00f9 che altro come una cosa tra amici. Ci ritroviamo una volta all&#8217;anno e cerchiamo di aiutare un po&#8217; tutti. Inizialmente l&#8217;associazione era sorta a favore del centro di Uroparaplegia dell&#8217;Ospedale di Magenta, diretto allora dal Prof. Zanollo, un urologo che cercava di alleviare i problemi dei disabili, ma che non aveva fondi sufficienti per le attrezzature. Poi la cosa si \u00e8 sviluppata e il centro si \u00e8 spostato al Niguarda di Milano: con quei pochi soldi che abbiamo inviato siamo riusciti a realizzare un&#8217;unit\u00e0 spinale con sufficienti macchinari. Io mi confronto con la realt\u00e0 e mi chiedo sempre dove vadano a finire tutti quei miliardi che si raccolgono per beneficenza. Proprio un mese fa ho letto su un giornale che l&#8217;Italia \u00e8 l&#8217;ultimo Paese al mondo in fatto di donazioni. Ma come \u00e8 possibile, se ogni giorno sentiamo di tantissime iniziative benefiche, di tutte le varie &#8220;Partite del cuore&#8221; e via dicendo? Allora mi vengono dei forti dubbi, perch\u00e9 manca la trasparenza e alla ricerca alla fine forse arrivano solo le briciole. La nascita del Team Clay Regazzoni, composto da piloti disabili e normodotati, \u00e8 un tentativo di superare le penalizzazioni che subiscono i portatori di handicap. Quali sono al riguardo i problemi attuali in Italia? Pi\u00f9 che il Team, \u00e8 la F.I.S.A.P.S. (Federazione Italiana Sportiva Automobilismo Patenti Speciali, che promuove l&#8217;attivit\u00e0 automobilistica e kartistica tra i disabili, n.d.r.), che si \u00e8 occupata di questo. Io sono nato al confine con l&#8217;Italia, sono cresciuto in Svizzera. Anche dopo il mio incidente, nel 1980, guido ancora con la patente che ho preso a diciotto anni. Problemi non ne ho incontrati: sono tornato a gareggiare, grazie alle regole della Federazione Mondiale sull&#8217;attivit\u00e0 sportiva dei disabili e a un&#8217;azienda di Roma, la Guidosimplex, che ha modificato la mia Ferrari adattandola nei comandi. Poi ho scoperto la situazione italiana, che era molto diversa: i disabili avevano la patente limitata e la loro auto veniva registrata sulla patente stessa, limitando la guida solo al disabile ed escludendo anche il resto della famiglia, che quindi doveva avere almeno due macchine. L&#8217;attivit\u00e0 sportiva poi era preclusa: una cosa assurda! L&#8217;automobile si guida con il cervello, prima ancora che con le mani e con i piedi. Sono andato in prima persona al Ministero dei Trasporti: sembravo un extraterrestre per come mi guardavano. Poi \u00e8 nata questa Federazione a favore dei disabili, e in pochi anni abbiamo liberalizzato tutto. Siamo riusciti a far capire alla gente che le macchine si guidano con la testa. In seguito \u00e8 nata la scuola con i corsi di pilotaggio e vengono organizzate gare nazionali e internazionali. Certo, qualche difficolt\u00e0 si incontra ancora, ma le incontro io stesso, ad esempio, quando viaggio sugli aerei: addirittura l&#8217;Alitalia, fino a qualche tempo fa, non prendeva a bordo i disabili per i voli superiori a tre ore (\u00e8 successo anche a me cinque anni fa!). Per\u00f2 ora molte barriere sono state abbattute e l&#8217;attivit\u00e0 sportiva dei disabili adesso finalmente \u00e8 legalizzata. Ma la barriera pi\u00f9 grande \u00e8 nel pensiero, nella cultura della gente. E se non si supera quella! Come \u00e8 nata la sua passione per le corse? Direi che era innata. Mio padre gestiva una carrozzeria a Mendrisio e io a tredici anni guidavo gi\u00e0 la macchina. Avevo come una predisposizione. Da ragazzo, con gli amici, andavamo a correre con la stessa macchina che usavamo per andare al lavoro. Allo sport per\u00f2 sono arrivato tardi, perch\u00e9 in Svizzera le gare automobilistiche sono proibite dopo l&#8217;incidente di Le Mans nel &#8217;54. Dopo aver preso la patente, a ventun&#8217;anni circa, ho iniziato a gareggiare, sono stato contattato per provare varie macchine finch\u00e9 un giorno mi ha chiamato la Ferrari. La passione \u00e8 rimasta, come dimostrano anche le competizioni con auto storiche. S\u00ec, sicuramente. L&#8217;auto per me \u00e8 il mezzo che mi d\u00e0 pi\u00f9 libert\u00e0, perch\u00e9 riesco a sentirmi indipendente. In macchina non mi stanco mai, riesco anche a fare tranquillamente 2.000 chilometri al giorno&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Orologio<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"disable_featured_image":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-1826","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rassegna-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1826","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1826"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1826\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1827,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1826\/revisions\/1827"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}