{"id":248,"date":"2023-03-30T15:00:46","date_gmt":"2023-03-30T13:00:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/?p=248"},"modified":"2023-04-24T15:01:36","modified_gmt":"2023-04-24T13:01:36","slug":"clay-regazzoni-questione-di-cuore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/2023\/03\/30\/clay-regazzoni-questione-di-cuore\/","title":{"rendered":"Clay Regazzoni: questione di cuore"},"content":{"rendered":"<p>Testata: <strong>AutoMobilismo<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Velocissimo e grintoso, Clay \u00e8 stato l\u2019archetipo del pilota \u201cdi una volta\u201d. Dopo l\u2019incidente che lo costrinse in sedia a rotelle sfrutt\u00f2 la sua immagine in favore dei paraplegici e fond\u00f2 un\u2019associazione per la raccolta fondi, che ancora continua la sua opera<\/strong><\/p>\n<div>\n<p>Se chiudiamo gli occhi e con la mente rincorriamo i ricordi dell\u2019epoca \u201cold school\u201d della F1 \u00e8 impossibile non imbattersi nei <strong>baffi <\/strong>e nel <strong>sorriso <\/strong>di <strong>Clay Regazzoni<\/strong>.<\/p>\n<p>Scrisse per una rivista inglese nel 1959 Piero Taruffi: \u201cDal mio punto di vista, il vero sportivo \u00e8 colui che considera la corsa non come un mezzo per raggiungere un fine, ma come un fine stesso. Non \u00e8 la vittoria facile, sono i risultati utili che contano. Non \u00e8 il titolo che fa il campione, ma ci\u00f2 che \u00e8 il campione stesso in pista\u201d.<\/p>\n<p>Parole che si applicano perfettamente alla figura di<strong> Gian Claudio \u201cClay\u201d Regazzoni<\/strong>, che nel 2019 avrebbe compiuto 80 anni e che pi\u00f9 volte, parlando di s\u00e9 stesso, disse di correre gara per gara, senza pensare al mondiale. La cosa importante era guidare pi\u00f9 velocemente possibile. \u00c8 questo l\u2019uomo, e il pilota, che racconteremo in queste pagine. Insieme alla figlia Alessia, che ci ha aperto le porte del Memorial Room di Lugano. Una \u201cstanza\u201d di ricordi con auto, caschi e memorabilia dedicata alla memoria del pilota ticinese. E scopriremo il messaggio lasciatoci da Clay, che dopo il <strong>drammatico incidente di Long Beach nel 1980<\/strong>, lo porter\u00e0 ad essere uomo impegnato nella difesa dei diritti dei disabili e nella raccolta fondi in favore della ricerca in paraplegia.<\/p>\n<p><strong>Inizia a 18 anni con le cronoscalate<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<div>\n<p>Regazzoni<strong> nasce a Lugano il 5 settembre 1939<\/strong> e in breve matura in lui la passione per i motori, frequentando la carrozzeria del padre, Pio, a Mendrisio. Il ragazzo inizia cos\u00ec a <strong>correre nelle cronoscalate a 18 anni <\/strong>(le gare in pista in Svizzera sono vietate dopo Le Mans 1955), nel 1963. Clay conquista subito un <strong>quarto posto di classe, con un\u2019Austin Healey<\/strong>. Nel 1964, con una Mini Cooper S, arriva il primo podio: \u00e8 secondo in uno slalom. L\u2019opportunit\u00e0 di correre in pista, fuori dai patrii confini, arriva grazie al connazionale<strong> Silvio Moser<\/strong>, nel 1965. In F3, inizia la stagione con una <strong>De Tomaso<\/strong> dove ottiene un sesto posto a Magny Cours, poi passa ad una<strong> Brabham ex- Moser <\/strong>e, a fine anno, debutta in F2 a Siracusa, con una pole position a cui segue un ritiro in gara. Nel 1966 e 1967 continua in F3. La velocit\u00e0 \u00e8 innata, ma \u00e8 incline agli incidenti. Vince comunque la gara di contorno al GP d\u2019Italia 1966. Nel frattempo riceve la chiamata dai <strong>fratelli Pederzani di Bologna<\/strong>, per correre con la Tecno. Nel <strong>1967 \u00e8 secondo a Hockenheim<\/strong>, debutta in Inghilterra a Brands Hatch, e, a Novembre, arriva la prima vittoria, a Jarama. Nel 1968 guida per la Tecno sia in F2 sia in<strong> F3<\/strong>: <strong>vince a Monza e a Vallelunga<\/strong>, a Hockheneim conquista la coppa Europa; ma ha anche due grossi <strong>incidenti<\/strong>: uno a <strong>Montecarlo<\/strong>, dove s\u2019infila sotto al guard rail incredibilmente senza farsi nulla; l\u2019altro a <strong>Zandvoort<\/strong>, nel quale muore Chris Lambert. Max Mosley, allora pilota, che seguiva i due a poca distanza, scagiona il pilota ticinese da ogni colpa. La grande gioia di stagione arriva con la chiamata dalla <strong>Ferrari <\/strong>per gareggiare su <strong>Dino in F2 nel 1969<\/strong>. Clay accetta ben volentieri, ma la monoposto non \u00e8 sviluppata a dovere, n\u00e9 come telaio n\u00e9 come motore, in debito di cavalli rispetto ai Cosworth. Il Drake ritira il team dopo quattro gare e Regazzoni torna dai Pederzani. Il 1970 \u00e8 l\u2019anno della consacrazione:<strong> vince l\u2019Europeo F2 con la Tecno<\/strong> e debutta in F1, con la <strong>Ferrari 312 B<\/strong>, e nel mondiale Marche. In F1 \u00e8, come si direbbe oggi, un vero \u201ccrack\u201d: \u00e8 quarto al debutto in Olanda (Zandvoort) e anche al GP seguente, in Inghilterra (Brands Hatch). In Austria, a Zeltweg, \u00e8 secondo e a Monza arriva una strepitosa vittoria dopo una lunga lotta con Stewart. Diventa subito <strong>italiano d\u2019adozione<\/strong> per i tifosi italiani in visibilio. Una vittoria di carattere, dopo la morte di Jochen Rindt, il giorno prima. Sar\u00e0 ancora <strong>secondo in Canada e in Messico<\/strong> terminando al terzo posto nel mondiale con 8 GP all\u2019attivo su 13 totali (quell\u2019anno si alterna alla guida con Ignazio Giunti). Debutta anche alla<strong> 24 ore di Le Mans<\/strong>, dove si ritira per incidente. Nel 1971 \u00e8 in pianta stabile in F1, ma la Ferrari B2 non \u00e8 competitiva come la precedente. Alla fine sar\u00e0 settimo con soltanto tre terzi posti all\u2019attivo. <strong>La crisi Ferrari continua nel 1972<\/strong>, anzi peggiora: per Clay ci sono soltanto un secondo posto in Germania e un terzo in Spagna. Va meglio con le Sport dove <strong>vince la 1000 Km di Monza e la 9 Ore di Kyalami<\/strong>. A fine stagione Enzo Ferrari, che ha grande stima e simpatia per Clay, lo informa che per il 1973 non ha n\u00e9 un programma ben impostato, n\u00e9 soldi per la F1. Gli consiglia quindi di cercare una nuova scuderia e Clay si accorda con la <strong>BRM<\/strong>, che ha buoni capitali con Marlboro come sponsor.<\/p>\n<p>Con il team di <strong>Louis Stanley<\/strong> l\u2019inizio \u00e8 positivo: in Argentina, prima gara iridata 1973, fa segnare la pole position e s\u2019invola al comando fino al 28\u00b0 dei 96 giri previsti, quando \u00e8 messo fuori causa dall\u2019anomala usura degli pneumatici che lo costringe a una sosta ai box irrimediabile per rientrare in zona punti. La stagione in effetti si rivela un calvario: la <strong>BRM P160 non \u00e8 sviluppata e il motore V12 \u00e8 poco affidabile<\/strong>. Arriveranno solo due punti mondiali e un grande spavento quando, al GP del Sudafrica 1973, centra la Surtees di Mike Hailwood lasciata a bordo pista incidentata. <strong>La BRM di Clay s\u2019incendia<\/strong> e lui \u00e8 senza conoscenza nell\u2019abitacolo, ma per sua fortuna Hailwood, rimasto nei pressi, si getta nel fuoco di quella che era una bomba pronta ad esplodere (l\u2019incidente avviene al 3\u00b0 giro) e riesce ad estrarre l\u2019elvetico dall\u2019abitacolo. Il 1973 non regala soddisfazioni nemmeno nelle gare di durata, dove Clay guida per l\u2019Alfa Romeo.<\/p>\n<p><strong>1974 agrodolce<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>\n<p>Per il <strong>1974 <\/strong>per\u00f2 ha gi\u00e0 preparato il grande<strong> ritorno in Ferrari<\/strong>, dove \u201cporta\u201d con s\u00e9 dalla BRM il giovane<strong> Niki Lauda<\/strong>. \u00c8 l\u2019anno in cui inizia la rinascita della scuderia di Maranello, grazie al ritorno anche di <strong>Mauro Forghieri<\/strong> che stravolge la <strong>312 B3<\/strong> (che \u00e8 quasi una \u201cB4\u201d), ai capo meccanici Giulio Borsari (Regazzoni) ed Ermanno Cuoghi (Lauda) e alla FIAT che, oltre al giovane <strong>Luca Cordero di Montezemolo<\/strong> come ds, fornisce i soldi per costruire la <strong>pista di Fiorano,<\/strong> dotata di un complicato sistema di cronometraggio che ha in s\u00e9 primitivi concetti di telemetria. \u201cUn\u2019organizzazione da NASA\u201d, la definisce Niki Lauda: la Ferrari sta portando la F1 nell\u2019era moderna.<\/p>\n<p>La stagione comincia bene: Clay \u00e8<strong> terzo in Argentina<\/strong> e secondo in Brasile e in Spagna, a Jarama, dove vince Lauda.<strong> A Monte-Carlo la prima fila \u00e8 tutta rossa<\/strong> ma in pole c\u2019\u00e8 l\u2019austriaco; Clay arriva quarto stringendo i denti perch\u00e9 i meccanici gli hanno fissato male il sedile. Regazzoni vince meno dei rivali ma \u00e8 pi\u00f9 costante, sul podio in Olanda, secondo, e Francia, terzo. Il 4 agosto, al Nuerburgring, coglie una strepitosa vittoria, in testa dal primo all\u2019ultimo giro con 50\u201d di vantaggio su Scheckter: \u201cQuel giorno era semplicemente imbattibile. Sentivo cambiate perfette\u201d disse il fidato capo meccanico ed amico Borsari. Una foratura gli costa il podio in Austria. Podio su cui invece salir\u00e0 in Canada, con un secondo posto che vale oro in ottica mondiale: <strong>\u00e8 in testa al mondiale a pari punti con la McLaren di Emerson Fittipaldi<\/strong>. Si arriva cos\u00ec all\u2019ultima gara, il GP USA: la settimana prima di quella di gara a Watkins Glen si tiene una sessione di prove libere, in cui Regazzoni ha un incidente che gli costa, oltre a una slogatura alla caviglia, un grave danno alla monoposto che richiede l\u2019invio di una nuova scocca da Maranello. La sua 312 B3\/4 va cos\u00ec riassemblata sul posto, e nel fine settimana di gara peggiora via via di sessione in sessione, con un <strong>problema agli ammortizzatori irrisolto<\/strong>. Inoltre Forghieri arriva al Glen soltanto il sabato pomeriggio, a causa del visto per gli USA scaduto. Fittipaldi parte ottavo e finisce quarto ed \u00e8 campione del mondo perch\u00e9 Regazzoni, partito nono, conclude solo 11\u00b0.<\/p>\n<blockquote><p>Ho iniziato bene passando Fittipaldi<\/p><\/blockquote>\n<p>Bastava solo che gli rimanessi davanti. Invece la macchina man mano \u00e8 peggiorata e non \u00e8 servito nemmeno cambiare gomme. Inoltre Mass mi ha toccato danneggiandomi il braccetto dello sterzo. Ma non mi lamento, la stagione \u00e8 stata buona. Questo secondo posto ha per la mia carriera un grosso significato. <strong>Se le macchine saranno cos\u00ec anche il prossimo anno, la partita con Emerson Fittipaldi \u00e8 solo rimandata<\/strong>\u201d. Queste le dichiarazioni, dopo la gara, del ticinese, speranzoso di vincere il mondiale in seguito. Speranza non condivisa dall\u2019amico Borsari: \u201cClay, il mondiale non lo vinci pi\u00f9\u201d. Il suo meccanico sa che in Ferrari c\u2019\u00e8 una \u201ccorrente\u201d pro Lauda fomentata da Montezemolo, giovane e pi\u00f9 in sintonia con il quasi coetaneo austriaco, che con l\u2019esperto pilota elvetico.<\/p>\n<p>Nel 1975 e 1976 infatti Lauda diventa a tutti gli effetti la prima guida. Niki pu\u00f2 misurare e scegliere i set di gomme migliori. Ottiene perfino dalla Goodyear di farli produrre sempre dallo stesso tecnico. Clay scorta Lauda verso il titolo di campione del mondo nella seconda stagione di convivenza in rosso. Ottiene una strepitosa vittoria a Monza. Il feeling con l\u2019autodromo ed i tifosi italiani \u00e8 sempre alto. Il 1976 \u00e8 invece un anno dai mille risvolti complicati. <strong>Regazzoni domina a Long Beach<\/strong> con un \u201cGrand Chelem\u201d (pole, giro pi\u00f9 veloce e tutto il GP in testa); \u00e8 secondo in Belgio. Ma \u00e8 sempre Lauda davanti in classifica, fino all\u2019incidente in Germania. Il ds \u00e8 ora Daniele Audetto, ma la Ferrari, invece di stringersi attorno a Clay, prima cerca Fittipaldi, poi Peterson e infine chiama Reutemann. La Scuderia salta il GP d\u2019Austria per protesta contro l\u2019accoglimento della Federazione del ricorso McLaren in Spagna, dove James Hunt era stato squalificato per le misure non conformi della sua M23. Clay \u00e8 ottimo secondo in Olanda, al rientro. A Monza, tra lo stupore di tutti, Lauda torna al volante: la Ferrari iscrive tre auto. Clay, secondo in quel GP, \u00e8 rassicurato che la presenza di Reutemann \u00e8 provvisoria e nulla ha a che vedere con il 1977. Invece, non sar\u00e0 cosi. Nell\u2019ultima gara dell\u2019anno, nel nubifragio del Fuji, tutta l\u2019attenzione \u00e8 per Lauda: dopo il suo clamoroso ritiro, Clay, in una gara pazza, non \u00e8 supportato a dovere dal muretto box, nonostante potrebbe togliere punti proprio ad Hunt e magari far vincere ancora il mondiale a Lauda.<\/p>\n<p><strong>Ensign<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>\n<p>Per il 1977, dopo aver rifiutato una proposta della McLaren perch\u00e9 pensa di essere sicuro in Ferrari, firma per la <strong>Tissot Castrol Ensign di Morris Nunn<\/strong>. La N177 non \u00e8 competitiva, ma Clay ancora s\u00ec e va a punti in Argentina, Italia e USA-Est.<\/p>\n<p><strong>Nel 1978 passa alla Shadow di Don Nichols<\/strong>, che per\u00f2 ha perso molti elementi, andati a fondare l\u2019Arrows di Jackie Oliver. Pur tra mille difficolt\u00e0, Regazzoni ci mette il \u201cpiede\u201d e va a punti in Brasile e Svezia.<\/p>\n<p>Per il 1979, arriva la chiamata della Williams, che finalmente si pu\u00f2 permettere piloti di vaglia. E Regazzoni la ripaga con la prima vittoria del team, proprio nel GP di casa a Silverstone. Sar\u00e0 per lui invece l\u2019ultima. Frank Williams pensa che Clay, 40enne, non sia pi\u00f9 veloce come un tempo e per il 1980 gli preferisce Carlos Reutemann.<\/p>\n<p>Ma Clay non fa polemica, da signore qual \u00e8: potrebbe andare a correre per Carl Haas in Can-Am, ma decide di tornare alla Ensign dell\u2019amico Mo Nunn. Nelle prime tre gare non si qualifica. A Long Beach, GP USA-Ovest, ci riesce, in ultima fila. La vita di Clay sta per cambiare per sempre. Al 51\u00b0 giro resta senza freni alla fine del rettilineo. Come racconta nell\u2019autobiografia, scala dalla quinta alla terza per ridurre la velocit\u00e0. Poi spegne il motore e cerca di ridurre la velocit\u00e0 appoggiandosi e strisciando contro il muretto alla sua sinistra. Purtroppo pi\u00f9 avanti c\u2019\u00e8 la <strong>Brabham di Zunino<\/strong>, abbandonata fin dal primo giro. <strong>Clay la centra, sbatte contro il muretto di destra <\/strong>e rimbalza dalla parte opposta contro un muretto di cemento, coperto da vecchie gomme e reti, che segna il confine della pista. Sulla sua Ensign si \u00e8 rotto il pedale del freno, in titanio: proprio in questa gara la pedaliera \u00e8 tutta nuova, per motivi di leggerezza.<strong> I soccorsi impiegano mezz\u2019ora ad estrarre Clay dalla scocca piegata<\/strong> e praticamente senza parte anteriore della blu, bianco e rossa Ensing. \u00c8 vivo, ma ha una lesione alla dodicesima vertebra, provocatagli dal motore che si \u00e8 spostato in avanti. Il rivale del \u201974, Fittipaldi, che terminer\u00e0 sul podio, lo seguiva da vicino e pensava fosse morto. Regazzoni <strong>subisce un primo intervento alla schiena a Long Beach<\/strong> e poi torna in Svizzera, a Basilea, in una clinica specializzata per cercare di curare il problema alla colonna vertebrale. Inizia per Clay un calvario lungo e doloroso di operazioni e riabilitazioni in diversi ospedali nella speranza di non perdere l\u2019uso delle gambe. <strong>Purtroppo rimarr\u00e0 per sempre su una sedia a rotelle<\/strong>.<\/p>\n<p>Per la F1, l\u2019incidente di Regazzoni sar\u00e0 una sveglia per la sicurezza dei piloti, il cui abitacolo per motivi aerodinamici \u00e8 molto avanzato, tanto che i piedi sono oltre la pedaliera. Jean Marie Balestre, presidente FIA, introdurr\u00e0 i primi crash test nel 1982 (dopo le morti anche di Paletti e Villeneuve, ndr) e dal 1983 saranno eliminate le minigonne. Le piste e le vie di fuga inizieranno ad essere oggetto di attenzione e modifica. A Long Beach la F1 prende coscienza che la sicurezza dei piloti deve venire prima di ogni cosa.<\/p>\n<p><strong>Clay in seguito sar\u00e0 voce dei GP di F1 per la Rai<\/strong>, assieme a Mario Poltronieri ed Ezio Zermiani. Proprio dai microfoni Rai lo abbiamo spesso sentito chiedere di migliorare la sicurezza dei piloti. Ed era l\u00ec a ricordarcelo, ogni volta che lo vedevamo dai circuiti vivere la vita normalmente nonostante la disabilit\u00e0. Il messaggio era buono allora, lo deve essere oggi, e nella sua memoria lo dovr\u00e0 essere anche domani. \u201cAmo guidare velocemente. Anche quando ero in F1, per me era pi\u00f9 importante guidare la macchina che pensare a diventare campione del mondo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Non solo F1<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>\n<p>Come molti colleghi piloti dell\u2019epoca, <strong>Clay gareggi\u00f2 in tante categorie: nell\u2019Endurance con Ferrari<\/strong>, vincendo la 1000 Km di Monza e la 9 ore di Kyalami, e con <strong>l\u2019Alfa Romeo 33 TT12<\/strong>. Nel 1977 disputa la <strong>500 Miglia di Indianapolis<\/strong>, primo piloti di F1 dopo Clark e G. Hill, con una Mclaren gestita dalla Theodore Racing di Teddy Yip. Porta con s\u00e9 l\u2019amico meccanico Borsari, che prende un periodo di ferie dalla Ferrari. L\u2019avventura termin\u00f2 al 25\u00b0 giro per una perdita di carburante, ma la vittoria fu l\u2019essere uscito indenne dall\u2019incidente in qualifica (su YouTube c\u2019\u00e8 il filmato), che peraltro lo costrinse a partire in ultima fila. <strong>Dopo l\u2019incidente di Long Beach<\/strong> lo abbiamo visto <strong>impegnato nei rally raid in tutto il mondo<\/strong>. Alla <strong>Parigi &#8211; Dakar<\/strong> ha domato i potentissimi camion nell\u2019epoca ancora selvaggia e pionieristica dell\u2019avventura africana. Gli capit\u00f2 perfino di passare una notte in mezzo al deserto, con il camion in fiamme, in attesa di essere recuperato. Una volta decise di guadagnare tempo -ci ha raccontato la figlia Alessia- tagliando per una galleria ferroviaria a senso unico rassicurando il navigatore con il fatto \u201cche in Africa passa un treno al giorno\u201d. Partecip\u00f2 anche a gare di Regolarit\u00e0 e kart, dove nel 1999 in un incidente si ruppe anche una gamba. Queste erano esperienze che facevano di Clay<strong> un personaggio amante dei motori a tutto tondo<\/strong>, nonostante la disabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Sempre attento ai meno fortunati<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<div>\n<p>La vita di Clay Regazzoni cambia con l\u2019incidente di Long Beach.<\/p>\n<blockquote><p>Ho scoperto un nuovo mondo. Specialmente in Italia, dove la quotidianit\u00e0 delle persone con handicap non era affatto facile<\/p><\/blockquote>\n<p>Clay realizza in fretta che il paraplegico \u00e8 destinato a restare chiuso in casa, se non si fa qualcosa. Per chi \u00e8 sulla sedia a rotelle ci sono troppe barriere, architettoniche e culturali. Lui capisce che con la sua notoriet\u00e0 pu\u00f2 fare qualcosa, cos\u00ec inizia a farsi vedere ovunque in sedia a rotelle. Prende aerei, vai ai gran premi, subisce a volte anche delle umiliazioni in luoghi con barriere architettoniche, ma non molla.<\/p>\n<p><strong>Comincia cos\u00ec dal suo grande amore: la guida<\/strong>. In Italia non esistono i comandi rapidi al volante che permettano ai paraplegici di guidare normalmente e, nell\u2019idea di Clay, anche velocemente in pista. Allora vola negli USA, dove le cose sono molto avanti rispetto all\u2019Italia, anche grazie al cambio automatico, per capire lo stato dell\u2019arte. Ma bisogna adattare l\u2019esistente alle auto con il cambio manuale; cos\u00ec <strong>chiede a gran voce alle case automobilistiche che inizino a preoccuparsi dei tanti che sono nella sua stessa condizione<\/strong>. \u00c8 una rivoluzione: Regazzoni ci mette la faccia, il corpo, l\u2019anima, ma in cuore suo \u00e8 la faccia di ogni persona nelle sue condizioni. La sua immagine di disabile diventa di dominio comune. <strong>Viene perfino cambiato il regolamento stradale, nel 1988, con la legge 111<\/strong>. Ora, grazie al pilota ticinese, i disabili possono guidare anche auto di pi\u00f9 grossa cilindrata, pi\u00f9 grandi e quindi adatte al trasporto di carrozzine. Nascono cos\u00ec i comandi rapidi specifici: un cerchio nel volante da premere per accelerare e la frizione servo-assistita nel pomello del cambio; il freno manuale tramite una leva. Quelli che vediamo oggi nelle auto, e nello loro evoluzioni successive, ebbene si, sono cos\u00ec proprio grazie allo sviluppo fatto da Clay Regazzoni. Poi, per farli conoscere, fonda una scuola di pilotaggio per disabili.<\/p>\n<p>Nel frattempo, grazie a questi comandi al volante, non smette di correre. Lo vediamo <strong>impegnato in Rally-Raid<\/strong>, <strong>kart<\/strong>, <strong>rievocazioni storiche<\/strong>. La Honda lo usa come uomo immagine per i disabili in Giappone fornendogli una NSX con comandi rapidi. Su Youtube c\u2019\u00e8 un filmato in proposito.<\/p>\n<p>Il motorsport lo porta a sognare di vedere piloti disabili in gara con i colleghi normodotati. Al GP d\u2019Italia 1985 organizza una gara con i migliori ragazzi della sua scuola di pilotaggio al volante di Alfa Romeo.<\/p>\n<p>Poi decide di raccogliere fondi da destinare alla ricerca. Nasce cos\u00ec, nel 1994, il Club Clay Regazzoni Onlus (www.clubclayregazzoni.it), che lega sport e beneficenza per gli ospedali Niguarda di Milano, Montecatone e Bergamo. Finora ha raccolto quasi 900mila euro. Nel Memorial Room (www.clayregazzoni.com), gestito dalla moglie Mariapia e dai figli Alessia e Gian Maria, continua la \u201cmission\u201d di Clay. Qui il suo messaggio \u00e8 pi\u00f9 vivo che mai, sia per la ricerca a favore della paraplegia, sia per sensibilizzare sulla sicurezza stradale i tanti giovani delle scuole che vengono qui.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AutoMobilismo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"disable_featured_image":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-248","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-rassegna-stampa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/248","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=248"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/248\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":249,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/248\/revisions\/249"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.clubclayregazzoni.it\/wps\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}