“Io e Clay, la mia vita a fianco del campione”

Testata: Il giorno ed. lodi.

Motori e solidarietà. Presentato ieri all’oratorio San Bernardo di Lodi, il libro “Io e Clay. Un’amicizia ad alta velocità” è…

Motori e solidarietà. Presentato ieri all’oratorio San Bernardo di Lodi, il libro “Io e Clay. Un’amicizia ad alta velocità” è la storia del legame fra un campione del mondo di Formula 1 e il suo fan più testardo. Tra aneddoti, foto e documenti, il volume, scritto da Andrea Bernardini ed edito da Comunica books, raccoglie i racconti e le testimonianze di Giacomo Tansini, coautore della pubblicazione. Paullese, oggi 70enne, Tansini era legato da una profonda amicizia a Clay Regazzoni, il pilota scomparso nel 2006 dopo aver inanellato una serie di successi automobilistici ed essere rimasto vittima, nel 1980 a Long Beach, di un grave incidente in pista, in seguito al quale fu costretto sulla sedia a rotelle. Nel 1993 i due fondarono insieme il “club Regazzoni”, associazione di appassionati di motori che, tuttora attiva con 700 soci, raccoglie fondi a sostegno della paraplegia. Di questo si parla nel libro, disponibile sulle principali piattaforme di e-commerce con la prefazione del figlio di Regazzoni, Gian Maria, e la postfazione di Gian Carlo Minardi, fondatore dell’omonimo team automobilistico. I proventi della vendita saranno devoluti, a loro volta, all’aiuto ai paraplegici. Ne parliamo con Tansini.

Come ha conosciuto Regazzoni? “Nel 1970, a Monza, al termine della sua prima vittoria in Formula 1. Riuscii ad avvicinarlo e farmi autografare un cappellino. Pensi che, quasi trent’anni dopo, misi in palio quello stesso cappellino durante un’asta benefica e una giovane paraplegica se lo aggiudicò per un milione e mezzo di vecchie lire”.

Poi cosa successe? “Anche grazie a un’amicizia con Giulio Borsani, il capomacchina di Clay, non perdevo occasione di avvicinare il mio idolo. Ero un fan accanito, e piuttosto cocciuto. Erano gli albori di un’amicizia durata trent’anni”.

Cosa successe dopo l’incidente di Long Beach? “Clay rimase tenace e combattivo, pur nelle difficoltà. Gli proposi di creare un’associazione di aiuto ai paraplegici. All’inizio era diffidente, poi riuscii a convincerlo. Era il 1993. L’attività del club è proseguita anche dopo la sua scomparsa, con gli stessi obiettivi”.

Ad oggi, quanti fondi avete raccolto? “Un milione e 250mila euro, ridistribuiti fra l’unità spinale di Niguarda, l’Associazione dei disabili bergamaschi e la Casa di accoglienza di Montecatone. Clay ne sarebbe felice”.

Alessandra Zanardi

Pubblicato in Rassegna stampa.