Testata: Corriere della Sera – Ed. Milano
Carlo d’Elia
Aveva 80 anni. È morto ad Abbadia Cerreto mentre aspettava di celebrare un matrimonio. Per anni era stato al fianco di Clay Regazzoni, presidente del club dedicato al campione svizzero, e aveva contribuito a creare il museo con caschi e tute di Regazzoni, Niki Lauda e Ivan Capelli
«Don Luigi è stata una persona straordinaria. Per me il dolore è lancinante: è come aver perso per la seconda volta Clay Regazzoni». Giacomo Tansini, presidente onorario del Club Clay Regazzoni, al telefono non riesce a trattenere l’emozione. La notizia della morte di don Luigi Avanti, il parroco lodigiano conosciuto per la sua fede ma anche per la grande passione per la Formula 1 e i motori, lo ha colpito profondamente. Don Luigi è morto domenica pomeriggio, intorno alle 15.45, nella parrocchia di Abbadia Cerreto, dove aveva guidato la comunità per 26 anni, prima di diventare nell’ultimo periodo collaboratore pastorale all’oratorio di San Bernardo a Lodi. Era arrivato per celebrare un matrimonio fissato alle 16. Stava scherzando con alcuni parrocchiani quando, all’improvviso, si è accasciato al suolo. Inutili i soccorsi.
Aveva 80 anni e alle spalle più di mezzo secolo di sacerdozio, ma chi lo conosceva difficilmente riusciva a separare il sacerdote dall’uomo che, nel tempo libero, amava infilarsi casco e tuta e mettersi al volante. Don Luigi Avanti è stato un prete eclettico, capace di vivere la propria vocazione senza rinunciare alle passioni, nemmeno a quella per il rombo dei motori. «Senza l’impegno di don Luigi e senza la sede che aveva messo a disposizione per la nostra associazione, non avremmo mai potuto fare nulla – racconta Tansini con grande emozione -. Dal 1996 ci siamo avvicinati e non ci siamo più allontanati». Per il prete lodigiano quella con Clay Regazzoni era stata molto più di una semplice collaborazione. Il campione svizzero, protagonista in Formula 1 anche al volante della Ferrari negli anni Settanta al fianco di Niki Lauda, era rimasto paralizzato dopo un incidente in pista nel 1980. Da allora aveva dedicato gran parte della sua vita alla raccolta di fondi per aiutare le persone paraplegiche.
Don Luigi aveva sposato quella causa con convinzione (era il presidente del club), contribuendo alla nascita e alla crescita del club che porta il nome del pilota oltre a contribuire alla nascita di un museo dedicato a Clay Regazzoni e alla storia delle corse. Aperto da una decina d’anni, raccoglie modellini di vetture agonistiche, trofei, tute originali donate dai piloti e caschi appartenuti a grandi protagonisti della Formula 1, tra cui Regazzoni, Niki Lauda e Ivan Capelli. Al centro dell’esposizione anche la riproduzione di una Minardi di Formula 1 del 1993. Non a un caso, il soprannome che era stato affibbiato a don Luigi Avanti raccontava bene questa doppia anima: il «prete dei piloti» perché conosceva il mondo del paddock, le piste e i protagonisti delle corse. E lui stesso non si limitava a guardare le corse. Al volante della sua Alfa 147 aveva girato anche sull’autodromo di Monza, il tempio mondiale della velocità. Una scena quasi surreale soltanto per chi non lo conosceva: un sacerdote con il casco integrale e la tuta da pilota, pronto a scendere in pista. «Don Luigi ci mancherà tantissimo», conclude Tansini.