Io e Clay. Un’amicizia ad alta velocità

Testata: Il Foglio

La recensione del libro di Giacomo Tansini e Andrea Bernardini edito da Comunica Books Edizioni, 240 pp., 18 euro

di Carlo Maria Simone

Perché lo fanno?”, mi sono chiesto fin da bambino, osservando le monoposto sfrecciare, quando la Formula 1 era ancora in chiaro, e mio padre metteva i Gp in tv per digerire il pranzo della domenica.

È una domanda a cui non ho ancora trovato risposta.

Anche quando vedo le persone che fanno il bene, mi viene la stessa domanda. Perché lo fanno? Perché non si limitano a essere borghesi? Ecco il punto di contatto con la domanda sui piloti: perché c’è gente che non si pone limiti? Perché osare? Offrirsi, perché? Per chi?

Queste sono le serie questioni al centro di “Io e Clay. Un’amicizia ad alta velocità” (Comunica Books Edizioni, 2026), firmato da Giacomo Tansini e Andrea Bernardini, con Prefazione di Gian Maria Regazzoni e Postfazione di Gian Carlo Minardi.
Tansini (classe 1955) è fondatore e presidente onorario del club Aiutiamo la paraplegia-Club Clay Regazzoni. Una vita tra i motori, dalle officine di Paullo a quelle di Maranello: su e giù lungo la A1 solo per vedere il dio Cavallino. E i suoi sacerdoti: è così che si rende noto dalle parti di Modena, e con pazienza evolve da fan ad amico del burbero pilota ticinese. O forse qualcosa di più: un rapporto, quello con Regazzoni, destinato a somigliare molto a quello di un figlio verso il padre; tanto da essere l’ultimo a sentirlo per telefono, quel 15 dicembre 2006 in cui il pilota che fu solo rallentato dall’incidente di Long Beach trovò la bandiera rossa sull’A1.
Padri e figli insieme possono fare grandi cose: e proprio una grande raccolta fondi è quella che dal luglio 1994 Tansini e Regazzoni hanno intrapreso in favore dei paraplegici. Velocità e debolezza, vitalità e malattia: un misterioso connubio, che in casa Ferrari si conosce dai tempi del compianto Dino, morto a ventiquattro anni per la distrofia di Duchenne.
Andrea Bernardini, al suo esordio, parte in quinta – è il caso di dirlo – e dà voce ai ricordi di Tansini con tanta nitidezza che pare di leggere un romanzo: le prime visite a Maranello, i sogni e le frustrazioni, la tragedia e l’estasi di Monza ’70, il godimento di Monza ’75; e poi la nascita dell’amicizia, le litigate, i galà, la vita semplice che si fa eroica: un’arte che noi italiani conosciamo bene, ma che non dobbiamo dimenticare.

Allora, “Perché lo fanno?” Perché sì. Il pericolo è un tema serio, quando si mette il cuore in pista: ma la Bibbia ci ricorda che Dio gli ignavi li vomiterà dalla Sua bocca.

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Pubblicato in Rassegna stampa.